Dall’Inferno al Paradiso

A volte nella grande letteratura mondiale si possono notare delle cose che lasciano spesso e volentieri il lettore senza fiato. Sono situazioni, particolari, minimi e grandi, che hanno sempre un’origine e qualcosa in comune. Il lettore attento scova nelle più svariate trame di cui un testo è composto, qualcosa che apre la sua mente e che trasporta la sua immaginazione nei campi più svariati fino a raggiungere un’unità che ha valore universale e che comprende il mondo e tutti i suoi meccanismi. Questo risultato può essere una verità o solo un’illusione, in ogni caso qualcosa di grande e potente, quello che si suole chiamare l’Ideale. Personalmente mi diverto molto nel captare qualcosa in comune nelle varie pagine che compongono il sapere umano, una piccola speranza che mi permette di dare un senso al mondo. Un’illusione senza dubbio ma sempre molto affascinante. Così vi propongo una particolare lettura a una delle più grandi domande dell’umanità, come giustificare l’esistenza del male. Badate, una lettura e non una risposta.

Detto questo vi presento la mia idea di tragedia come ermeneutica della vita. Nelle grandi opere della letteratura mondiale la tragedia di una persona o di una società è spesso un momento cruciale, senza il quale un particolare messaggio non passerebbe con la forza necessaria per attrarre e servire agli uomini. A questo proposito ci si è chiesto come mai un’opera che dovrebbe consegnare agli uomini un messaggio di salvezza, come il De rerum natura di Lucrezio, terminasse con una devastante catastrofe, ovvero la peste di Atene. Sono molto vicino ai commentatori che vedono proprio in questa catastrofe la prova che il poema lucreziano sia terminato. Come farebbe a passare un messaggio così importante e innovativo (quello epicureo) per la Roma del I secolo a.C. senza la tragedia? Quest’ultima permette la ricostruzione del mondo o di una società completamente nuova e come nel mondo la tragedia sia qualcosa di implicito e di scontato che può sempre essere utile a migliorare i problemi che si nascondono nella quotidianità ma che ahimè vengono ignorati o non compresi. Questo procedimento non è nuovo nell’antichità, si pensi alla Bibbia o ai miti che si trovano nelle varie religioni precristiane. Il diluvio universale è un topos molto diffuso, la distruzione completa di un’umanità corrotta per permettere una la creazione di una nuova società. La figura di Cristo nei vangeli, per i credenti, ha lo scopo di salvare gli esseri umani e per questo deve accettare il sacrificio e la morte sulla croce. Con questo egli può mostrare la sconfitta della morte con la resurrezione. Ho volutamente usato due immagini una profana e l’altra sacra con lo stesso scopo per evidenziare che senza una tragedia l’opera salvifica per l’uomo non può avvenire. Così Lucrezio ci invita ad accettare la peste, poiché essa fa parte della natura. Non per questo l’uomo deve vivere nella disperazione, ma apprezzare e comprendere il mistero della natura stessa (almeno fino a dove gli è possibile).

Riprendendo il tema della peste si pensi al capolavoro di Boccaccio il Decameron. La peste dell’introduzione viene vista come l’elemento che distrugge una civiltà vecchia e malata ormai da tempo. Sopra i resti di questa i dieci ragazzi della cornice con le loro novelle permettono la creazione di una nuova società, con altri valori e interessi e dove bene e male non sono due enti separati ma due tipi che convivono nella stessa persona. Il male può essere beffato, per utilizzare il linguaggio boccacciano, dal bene e soprattutto dall’intelligenza e dall’arguzia caratteristica di ogni persona ricca o povera. Le virtù in particolar modo sono da ritrovarsi nelle persone più disparate e così infatti termina la centesima novella, dove la povera Griselda rappresenta il personaggio più virtuoso di tutta l’opera. Nel Canzoniere Petrarca trova finalmente consolazione nell’immagine di Laura che morta discende dal cielo per confortare il poeta e così tutto il dolore del mondo a carico del poeta svanisce. La morte della donna amata ricopre un ruolo essenziale per Petrarca, è qualcosa che non può non accadere per la spiritualità del poeta ma anche del mondo stesso.  Come ho già detto sono infiniti i libri che hanno alla base la tragedia come punto di partenza, imprescindibile per l’autore che vuole far passare un messaggio di grande valore universale. Per raccontare la fondazione mitica di Roma Virgilio scrive l’Eneide che come base ha la distruzione di Troia. Tutto il poema virgiliano è costellato di elementi di forte pathos tragico, come il suicidio di Didone e la morte di tantissimi giovani, tutte cose che furono all’origine di una della più grandi società che il nostro pianeta abbia mai ospitato. Virgilio a mio parere ha capito fino in fondo l’importanza della tragedia della vita, solo la sua accettazione può produrre grandi opere.

Se si guarda alla grande stagione romantica ci si accorge che tutta quella cultura si sia fondata sulla tragedia e sulla caduta. Novalis pone tutta la sua produzione poetica nella notte, nell’incontro dell’Io con il Non-Io, l’incontro dell’individuo con l’estraneo, un incontro tragico che crea la vita però. La morte della giovane moglie del poeta è il pretesto romantico che opera il realismo magico novalisiano e dà sfogo all’ “entusiasmo” poetico prettamente eroico e spirituale degli Inni alla notte. La concezione neoplatonica e cristiana del poeta tedesco ci aiuta a capire come egli non consideri la morte come una cosa totalmente devastante, e così l’esperienza religiosa, tutte e due viste come qualcosa di poetico e appunto romantico.

Infine per concludere questo mio discorso chiamo in causa l’opera più importante della letteratura italiana, la Commedia dantesca. Dante si fa carico di tutti i peccati e di tutto il dolore degli uomini e attraversa i tre regni ultraterreni per redimersi/ci. Per questo “dall’Inferno al Paradiso” è la situazione terrena dell’uomo e non solo quello che il sommo poeta prospettava per l’aldilà. La caduta e la tragedia sono la condizione dell’uomo nel mondo, qualsiasi messaggio salvifico deve passare da qui e fare i conti con esso.

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