Coriolano

Prima condottiero e salvatore di Roma, poi minaccia per la città stesa, Gneo Marcio Coriolano è un personaggio avvolto da un’aura di leggenda tanto che viene messa in dubbio anche la sua stessa esistenza.

La sua vicenda storica va collocata durante la guerra tra Roma, da poco diventata una repubblica dopo la fase monarchica, ed il popolo italico dei Volsci.

Il valore del giovane Gneo Marcio emerse nella battaglia del Lago Regillo e soprattutto nella presa della cittadella dei Volsci chiamata Corioli, da cui deriva il soprannome di Coriolano, attribuitogli proprio in seguito di questa vittoria.

In quel periodo le dispute tra patrizi e plebei culminate con la secessione di questi ultimi cambiarono radicalmente il rapporto tra Coriolano e la città di Roma. Schieratosi con i patrizi contro le richieste dei plebei, egli venne citato in giudizio dai tribuni della plebe e piuttosto che sottostare ad un processo decise di esiliarsi.

A questo punto Coriolano, trasferitosi nel frattempo presso gli antichi nemici Volsci, si trasformò nel nemico numero uno di Roma. Il desiderio di vendetta lo portò a guidare l’esercito dei Volsci contro la città che aveva servito con onore e valore.

Dopo una serie di vittorie, con la città di Roma ormai prossima ad essere invasa, Coriolano venne fermato dalle implorazioni della madre Venturia, della moglie Volumnia e dei due figlioletti che lo convinsero a rinunciare all’attacco. La rinuncia di Coriolano gli costò la vita poiché i Volsci lo condannarono a morte per tradimento.

La tormentata vicenda storica di Coriolano è al centro dell’omonima tragedia di William Shakespeare realizzata tra il 1607 e il 1608.

Il dramma segue quelli che sono gli eventi principali della vita di Coriolano come ad esempio la conquista di Corioli, la disputa con i tribuni della plebe che porta alla sua cacciata, la tentata conquista di Roma e la conseguente rinuncia, per finire con la sua uccisione da parte dei congiurati volsci.

Il personaggio di Coriolano presenta delle differenze rispetto ai protagonisti delle altre tragedie shakespeariane; in particolare egli fa un uso molto limitato del soliloquio e non rivela quasi mai i motivi dei propri tormenti interiori.

Coriolano è un personaggio estremamente orgoglioso e sprezzante soprattutto nei confronti dei plebei e dei loro rappresentanti Bruto e Sicinio. Il disprezzo nei confronti della plebe è dovuto anche al loro mancato servizio all’esercito. In questo senso Coriolano ricorda i grandi guerrieri dei poemi omerici per i quali il valore in battaglia, era il metro per misurare il rispetto verso un individuo. L’orgoglioso Coriolano mostrerà la sua umanità di fronte alla propria famiglia scegliendo di redimersi a costo della propria vita.

Sebbene il Coriolano non sia una delle opere più celebri di William Shakespeare, esso ha ottenuto diversi attestati di stima tra cui spicca sicuramente quello di T.S. Eliot che lo ha definito addirittura superiore all’Amleto.

Sia nella vicenda storica che in quella letteraria, Gneo Marcio Coriolano si presenta come un individuo che pur di non venir meno ai propri ideali è disposto a rinnegare la propria e a diventarne il più ostile avversario; tuttavia egli attraverso le sue azioni dimostra che l’amore e il rispetto per la propria famiglia sono una forza in grado di prevalere anche sull’orgoglio e sulla vendetta.

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