Gringoire, l’aria “lieta” di Parigi

Sabato scorso ho avuto l’opportunità di rivedere al LAC di Lugano, a quindici anni dalla prima volta, l’opera popolare di Riccardo Cocciante: Notre-Dame de Paris, la versione italiana.

Ricordo ancora quando la vidi per la prima volta: mi trovavo al Teatro della Luna a Milano seduto in prima fila insieme ai miei genitori e a mio fratello. Calano le luci, s’alza il sipario, come una primavera la musica culla l’atmosfera ed ecco il primo personaggio entrare in scena: Pierre Gringoire.

Gringoire è un poeta, un trovatore giramondo che comincia l’opera cantando Il tempo delle cattedrali. Il primo verso introduce il pubblico al racconto che sta per cominciare: «È una storia che ha per luogo Parigi nell’anno del Signore, 1482, storia d’amore e di passione».

Ho avuto la fortuna di vedere due volte Matteo Setti nei panni del poeta-narratore: l’interpretazione e la voce magnetica di questo straordinario artista hanno fatto in modo che Gringoire diventasse  il mio personaggio preferito.

Tuttavia bisogna distinguere Gringoire di Cocciante e Gringoire di Victor Hugo.

Nell’opera del romanziere francese Gringoire  è un uomo affamato, disperato e un autore fallito. Cerca di suicidarsi gettandosi nella Senna, ma non ha il coraggio di farlo. Allora vede Esmeralda, la segue entrando illegalmente alla Corte dei Miracoli rischiando l’impiccagione. Solo la bontà della zingara lo risparmierà: Esmeralda accetterà di prenderlo come marito, pur rifiutando qualsiasi contatto, pur di salvargli la vita. Purtroppo Gringoire non ricambierà la generosità di Esmeralda abbandonandola alla cattiva sorte fra le mani del prete innamorato Claude Frollo.

Nell’opera di Cocciante invece il poeta è un personaggio colto, affascinante, pieno di vita e passione. Canta per le strade di Parigi e si fa portavoce di una o dell’altra fazione: è la voce che dà il via alla Festa dei Folli, canta l’amore che si fa al Val d’Amore, duetta con Frollo sulle novità che il vento del Rinascimento sta soffiando attraverso l’Europa. Gringoire si rivela particolarmente toccato dall’amore non corrisposto di Quasimodo per la bella Esmeralda: si rivolgerà alla luna chiedendo la ragione di tanta sfortuna e di tanto dolore.

L’interpretazione del personaggio viene snaturata, a mio avviso, in meglio: Gringoire d’Hugo non suscita molta simpatia anzi, al finale della storia è sollevato d’aver tratto in salvo la capretta di Esmeralda, Djali, della quale si era molto affezionato. Nell’opera musicale invece il poeta parteggia per i deboli e i più sfortunati, l’eroe carismatico a cui tutti i personaggi fanno riferimento.

Nell’immagine: Matteo Setti nel ruolo di Pierre Gringoire.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...