Ghino di Tacco

Ghino di Tacco fu un cavaliere e un fuorilegge italiano che nacque nella seconda metà del XIII secolo. Suo padre fu il conte Tacco di Ugolino, della nobile famiglia della Fratta appartenente al ramo dei Cacciaconti, un’importante casata della Repubblica di Siena.

Nel 1200 in Italia due grandi fazioni si davano battaglia, i Guelfi e i Ghibellini: i Guelfi sostenevano il potere del Papa mentre i Ghibellini appoggiavano il potere dell’Imperatore. La famiglia di Ghino era ghibellina e venne a scontrarsi con i governanti di Siena, i quali erano Guelfi.

Il padre e lo zio di Ghino combatterono aspramente i loro nemici, ma vennero sconfitti e giustiziati nel 1285 dal podestà di Siena mentre Ghino venne risparmiato poiché non era ancora maggiorenne. Da quel giorno si diede alla macchia continuando a combattere i nemici di suoi padre come cavaliere-fuorilegge: nel 1288 venne definito «nemico pubblico» della Repubblica di Siena. Ghino era un gran combattente e un fine stratega: nel 1296 conquistò il castello di Radicofani e ne fece il suo rifugio.

La fama del personaggio fu tale che Giovanni Boccaccio assunse la figura di Ghino come protagonista della II novella della X giornata: Ghino rapisce e deruba l’abate di Cluny portandolo a Radicofani, ma l’abate è malato e Ghino se ne prende cura. I due diventano amici e Ghino gli racconta la sua storia e al momento della liberazione, il ladro restituisce all’abate tutti gli averi rubati. A Roma, l’abate parlerà con il Papa per concedere a Ghino la grazia e pure il titolo di cavaliere e la prioria dell’ordine di San Giovanni Ospitaliero.

Benvenuto da Imola fa riferimento alla novella di Boccaccia, ma aggiunge alcuni particolari sulla figura del ladro: «Non fu così infame come scrivono alcuni. Fu eccezionale, di grande bellezza, prudente e saggio. I suoi prigionieri uscivano sempre felici cantando le sue lodi. Su questo uomo si potrebbe scrivere una tragedia».

È interessante notare come Ghino non venga messo all’Inferno XII (canto dei predoni e dei razziatori) da Dante, il quale conosceva bene la storia del ladro cavaliere. Dante teneva in considerazione la fama del personaggio e tale fama era tanto grande che Dante non intendeva opporsi.

Alcuni personaggi infernali hanno tratti comuni a Ghino: a) Rinieri de Pazzi; famiglia ghibellina, fu bandito da Firenze e artefice dell’omicidio di un vescovo, Rinieri è Saldamente considerato un ladrone assassino; b) Rinieri da Corneto; è stato identificato con un personaggio citato nei documenti d’amore di Francesco da Barberino, il quale confronta Rinieri con Ghino.

Dice un proverbio: meglio divider che perder la preda. L’interesse dell’esempio è che Rinieri non è in grado di accettare la norma delle regole sociali (dividere) e non capisce nemmeno la legge del più forte: Rinieri è un perdente, Ghino è cortese, e riconosce una regola morale superiore.

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