Nuova luce ai dettagli

Che cos’è un dettaglio? A dipendenza delle circostanze, può essere una minuzia, qualcosa di non imprescindibile su cui poter soprassedere; oppure, può incarnare un valore fondamentale, essere l’elemento essenziale per la comprensione di tutto l’insieme.
E nell’arte? Per chi osserva un’opera, spesso cogliere il giusto dettaglio è la chiave per riconoscere l’autore, i suoi luoghi, la sua l’epoca, le correnti e il contesto che lo hanno ispirato. Nella sua apparente piccolezza, il dettaglio è rivelatore di una storia pregressa che racconta l’opera nella sua totalità.
Antonella Anedda, poetessa romana, nel suo piccolo e raffinato libro La vita dei dettagli prova ad andare oltre. Prediligendo l’ambito delle arti visuali, immagina che durante la visita a una mostra i ruoli tra noi osservatori e l’opera esposta si invertano, e che per una volta sia il quadro a guardare verso di noi.
Il suo sguardo ci attrae irresistibilmente. Avvicinandoci e scrutando con più attenzione, comprendiamo che è stato un dettaglio a chiamarci: un dettaglio che si staglia dall’immagine dipinta, che emerge dal quadro e diviene quadro a sua volta. Siamo di fronte a una nuova opera, che è un nuovo mondo: il dettaglio ha preso vita, ora è unico e a sé stante e vuole raccontare un’altra storia; non quella del suo dipinto, ma la sua.
Questo immagina Anedda, sensibile osservatrice di quadri e appassionata narratrice di mondi. Nel breve e intenso percorso del suo piccolo libro si fa portavoce delle vite di diversi dettagli, che si rivelano attraverso le sue parole: dettagli di città d’arte, di fotografie, di poesie che cantano di immagini, di vite di artisti; dettagli di quadri, soprattutto, in una suggestiva rassegna di 32 ritagli di opere celebri, ciascuno protagonista di una propria storia: dai piedi violacei su marmo rosso del Cristo morto di Mantegna, alle ginocchia nude del Giovane che si bagna in un ruscello di Rembrandt; dai funerei lunghi rami neri dei cespugli nella Punizione della lussuria di Segantini, alle due finestre illuminate in una sera senza tempo nell’Impero delle luci di Magritte.
Attraverso la penna delicata di Anedda, il dettaglio ritrova nuova dignità e rivendica la propria importanza. Per ascoltare la sua storia e poter dialogare con esso occorre abbandonare la prospettiva d’insieme, allontanarsi dalla visuale tradizionale e porsi a un livello differente. «Spesso, come tutte le cose del mondo, dipende dalla luce». È accettando di osservare il quadro — che sia un’immagine, o una porzione di realtà — da un punto di vista diverso e inusuale che si diviene fruitori di una nuova storia, di un nuovo dettaglio di vita che altrimenti sarebbe rimasto nell’ombra.

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