Letteratura è musica

Per molto tempo sono stato convinto che leggere silenziosamente fosse la pratica migliore. Quando si affronta una pagina, si entra in intimità con essa e con il mondo narrato. I rumori, le chiacchiere, i brusii possono infastidire questa privacy. Nella pratica della lettura, il lettore ritaglia quel momento per sé. Niente e nessuno deve disturbare quel suo attimo di pace.

Bene, fino a qualche tempo fa era d’accordo con questa teoria. Purtroppo o per fortuna sono soggetto a cambiare idee e opinioni molto velocemente.

Giovedì 2 marzo ho presentato per la terza volta il mio romanzo fantasy Il reame senza corona. Questa volta ero accompagnato da un chitarrista eccezionale, Pietro. Dopo aver detto due frasi su chi sono e del perché ho scritto un libro, ho letto qualche brano del romanzo accompagnato dalle corde pizzicate della chitarra.

È stato straordinario e, nonostante il pubblico presente non fosse dei più folti, ho visto uno scintillio negli occhi di ognuno di loro. Perché la musica è vita, la movimenta, la accarezza, le sfiora il viso e scivolando danza lontano oltre il quotidiano.

La letteratura è soprattutto lettura.

Ci sono brani e testi che vanno letti in religioso silenzio, su questo non ci piove. Penso ad esempio a terribili e noiosissimi saggi scritti da autori polacchi sconosciuti ai più, libri-mattoni che nessuno vuole sentire. O penso anche ad assurdi romanzi rosa dove lui ama lei e lei ama lui ma c’è un lui che poi s’intrometterà fra lei e lui… Insomma, nessuno vuole veramente stare a sentire questi racconti.

Però… Ci sono testi che devono essere letti ad alta voce. Non pensiamo unicamente alle poesie. È troppo semplice immaginare una corte medievale, un trovatore provenzale e una bella canzone d’amore cantata, suonata e recitata. Non basta, ci limita.

Immaginate le ottave dell’Ariosto. Non si possono leggere silenziosamente, devono essere cantate, bisogna saper alzare e abbassare il tono della voce a dipendenza della scena rappresentata. Quando Orlando impazzisce, io percepisco un rullo di tamburi, uno squarcio nel cielo come di martelli di cenere. E allora devo farle esplodere quelle ottave, persino i vicini mi devono sentire. Quando Astolfo vola sulla luna a recuperare il senno d’Orlando – e fra l’altro Astolfo recupererà il suo stesso senno (perdendolo molto rapidamente a detta dell’Ariosto) – la mia lettura è accompagnata da un violino sinfonico che mi spinge oltre gli astri celesti.

Immaginate il Tasso, così cupo e malinconico. I i versi devono strapparsi dalle labbra, la gola deve fremere e l’emozione deve vivere.

Immaginiamo il più grande, Dante. La sua Commedia è divisa in tre cantiche, è lui stesso a dircelo. I versi danteschi devono essere a volte sussurrati, a volte cantanti, a volte urlati, altre semplicemente raccontati.

Immaginiamo Iliade e Odissea… poemi che ancora oggi devono essere cantanti, sono i versi stessi a imporlo. Non possono rimanere zitti sulla ruvida carta, devono volare in armonia.

La grande letteratura viene valorizzata da una buona lettura accompagnata da una musica adeguata. Per il resto basta il silenzio.

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