Una mostruosità celata

Quando pensiamo alla parola “mostro”, il nostro pensiero si rivolge inevitabilmente a quelle creature orripilanti e diaboliche che popolano racconti letterari e film, che si annidano nei nostri incubi o che sono frutto delle nostra immaginazione.

La mostruosità tuttavia non va necessariamente ricercata in figure puramente immaginarie in quanto spesso, il mostro si identifica con lo stesso essere umano. Il compimento di azioni riprovevoli e i comportamenti volti al male sono purtroppo caratteristiche che in molti casi appartengono all’uomo.

Nel luglio del 1890 Oscar Wilde ha pubblicato uno dei suoi romanzi più celebri: Il ritratto di Dorian Gray. In questo romanzo il celebre scrittore britannico si sofferma sul tema della mostruosità  insita nell’uomo; una mostruosità che, come nel romanzo di Wilde, può celarsi dietro il volto di un giovane di bell’aspetto.

Il protagonista Dorian Gray, giovane ed innocente all’inizio del romanzo, per poter mantenere intatte nel tempo bellezza e giovinezza, stipula un patto faustiano con il demonio. Attraverso questa nefasta azione il suo corpo rimane giovane nonostante il passare degli anni mentre il ritratto, realizzato per lui dal pittore Basil Hallward, subisce i segni dell’invecchiamento e della corruzione morale al suo posto, diventando quindi l’immagine dell’aspetto interiore del protagonista.

Il quadro è la rappresentazione della mostruosità che si cela all’interno dell’essere umano il quale, pur di raggiungere i propri scopi, è disposto a compiere azioni disdicevoli.

Nel romanzo di Oscar Wilde tuttavia il protagonista alla fine si redime e conscio delle terribili azioni compiute pugnala il suo ritratto, azione che causerà la sua stessa morte. Suggestiva è l’immagine che la servitù del protagonista trova nella soffitta, luogo in cui era situato il quadro: il corpo del giovane aveva l’aspetto mostruoso e invecchiato del ritratto del quadro, mentre quest’ultimo era tornato giovane e bello, così come era stato inizialmente raffigurato dal pennello dell’artista.

Dietro un volto innocente quindi può celarsi in maniera insospettabile una persona malvagia. Questa forse è la caratteristica che rende l’uomo per certi versi ancora più mostruoso rispetto alle creature che siamo soliti identificare con il termine di “mostro”.

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