Una musica può fare

Chiediamo scusa ai nostri lettori per l’assenza. Per un motivo o per un altro, abbiamo dovuto prenderci una breve pausa. Gennaio è stato un mese molto intenso, ma ora che è finito siamo pronti a ricominciare.

Visto che febbraio ci ha accolto con Sanremo, non si può non scrivere un articolo sulla musica del festival.

Sono cresciuto in una famiglia che per tutta la settimana sanremese impazzisce. Letteralmente. Per noi cinque, quattro più il gatto, Sanremo è un evento unico che ci riunisce davanti alla televisione.

Durante la serata finale ci armiamo di carta e matita, scriviamo i nomi dei cantanti e delle canzoni, alziamo a palla il volume e incominciamo la nostra competizione privata. Al termine delle esibizioni, riveliamo i voti e ogni volta il vincitore è quasi sempre lo stesso. Tuttavia, è raro che azzecchiamo il reale vincitore.

Sanremo…

Ci sono state edizioni più o meno belle, vincitori più o meno meritevoli. Poco importa: ogni qual volta il festival giunge alla sua conclusione, a casa nostra aleggia una strana sensazione di vuoto. Dopo cinque serate incollati allo schermo con le orecchie leste a non lasciarsi sfuggire il benché minimo accordo, la magia termina e se ne va. La musica si ferma e lo spettacolo è rimandato al prossimo anno.

E noi lo aspettiamo, non vediamo l’ora che riprenda Sanremo.

Se inizialmente le canzoni non ci colpiscono, alla fine della settimana siamo perdutamente convinti che tutte le melodie ascoltate siano magnifiche. Sì, tutte. Anche quelle più brutte. Volente o non volente, ce le facciamo piacere.

Perché?

Perché a quelle canzoni associamo le splendide serate passate in famiglia. I commenti, le valutazioni, le critiche, le emozioni, la pelle d’oca, il brivido nello stomaco, le palpebre inumidite, i timpani scocciati, le risate, le tazze di tè.

Sanremo è un accordo suonato a quattro mani, un arpeggio delicato che unisce anche gli animi più restii. Perché tutti guardano Sanremo, anche chi dice di no con tono sprezzante.

L’edizione di quest’anno ha visto mancare l’accesso ad alcuni dei più affermati del panorama musicale italiano come Al Bano, il buon Gigi d’Alessio (la sua canzone mi è incredibilmente piaciuta), Giusy Ferreri e Ron. Si può parlare di un ricambio generazionale e, secondo il mio modestissimo parere, mi viene da dire: menomale!

Fra i finalisti incrocerò le dita sia per Ermal Meta, autore molto bravo che si è anche dimostrato eccellente cantante vincendo la gara delle cover con Amara terra mia, che per Francesco Gabbani. Occidentali’s Karma è la rivelazione del Festival: testo geniale e ritmo incalzante.

Chiunque vinca, a trionfare sarà come sempre la musica.

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